DEAD AND BURIED EXPLORERS

Terribilmente affascinata dalle memorabili imprese delle donne che hanno osato spingersi oltre i confini spazio-temporali, ho deciso di raggiungerle e di farmi raccontare le loro avventure.

Il mio viaggio è iniziato un venerdì, il 17 per l’esattezza, giorno del mio compleanno. Sono partita in incognita perché temevo di fallire. Non solo ho dovuto attraversare migliaia di migliaia di migliaia di Km tra deserti fioriti, foreste equamatoriali, steppe rigogliose, savane popolate di fantasmi selvatici. Che è dura ma dopotutto fattibile. Ma inoltrarmi in un’altra dimensione temporale.

Non avevo idea di come ci sarei riuscita finché dopo lunghe settimane di viaggio, ho incontrato casualmente un vecchio signore dall’aria sconquassata che vedendomi, ha pronunciato una strana parola, incomprensibile: Rekmi.

Sul momento ho pensato fosse il suo nome ma non ne ero affatto convinta. Mi osservava con occhi di serpente nonostante l’aria apparentemente dimessa. Si è infine voltato ed è scomparso nel nulla.

Quella parola, Rekmi, continuava a rimbombarmi in testa ma non riuscivo a decifrarla. Camminai, camminai, camminai, senza sapere dove fossi nè dove andassi. Persi improvvisamente i sensi e svenni per strada. Non ho idea di quanto sia trascorso prima del risveglio, sta di fatto che dopo ore, giorni, settimane o mesi, mi sono ritrovata nel bel mezzo del deserto oscuro, soverchiata da un fantasmagorico buco nero che si agitava a pochi centimetri dal mio volto.

Provai una terribile sensazione di perdita, come se la morte fosse ormai prossima, ma gli occhi per qualche inspiegabile ragione continuavano a guardare il buco nero, sfidandolo, rifiutandosi di lasciarsi dominare dal terrore. Fu allora che senza pensare pronunciai la parola Rekmi e il buco nero tutt’a un tratto mi risucchiò.

22 luglio 1891

Mi è andata bene. Non sono morta. Sono solo passata ad altra vita. Funziona così il viaggio spazio-temporale: il corpo è intatto ma la memoria ballerina. Beh, come potrebbe essere diversamente visto che sono tornata indietro nel tempo. Atterrata a New York nel 1891, ho subito contattato Nellie Bly dandole appuntamento in una bettola di periferia. Nel presente, o meglio nel futuro, mi aveva terribilmente affascinata: è stata la prima donna a imitare “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne, inviata come reporter dal World. Ha visitato Regno Unito, Giappone, Cina, Hong Kong e altri paesi, ma anche Amiens, il domicilio di Verne, Brindisi, Colombo, e San Francisco, senza essere accompagnata continuamente da uomini, circumnavigando la Terra in soli 72 giorni. Non potevo farmela sfuggire, è una delle esploratrici morte e sepolte che ammiro di più. Arriverà alle 15:00.

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collage

NELLIE BLY (collage)

 

27 luglio 1877

Sono stati giorni intensi, Nellie mi ha raccontato imprese memorabili sui suoi viaggi. Penso che prima o poi partirò con lei. Vorrei seguirla ovunque ma sono venuta qui per un altro scopo e ho intenzione di mantenerlo. Oggi stesso parto per il 1877, voglio raggiungere Amelia Edwards, la famosa egittologa. Per fortuna ho conosciuto un ragazzo gentile che si è offerto di farmi provare la sua macchina del tempo. Sono un po’ preoccupata perché è un prototipo ma mi ha assicurato di averla testata più volte. Sempre meglio che affrontare un altro buco nero!

Amelia mi aspetta al Bistrot degli Inconcludenti, mi regalerà una copia di “A Thousand Miles up the Nile”, il libro illustrato con suoi disegni sulla spedizione in Egitto del 1873. Amelia ha viaggiato lungo tutto il Nilo divenendo una delle più famose egittologhe al mondo. La ammiro tantissimo.

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AMELIA EDWARDS (collage)

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