SERBIA: TRADIZIONI E FOLKLORE

Siamo giunti al terzo viaggio di Mirabilinto, nella settimana appena trascorsa abbiamo esplorato su Instagram il folklore della Serbia, paese che visitai una quindicina di anni fa, di cui oggi ho ricordi sparsi: dal cibo succulento, credo di non aver mai mangiato tanto, alla gente accogliente, gentile, gioiosa, fiera delle proprie origini e della propria storia. Non fu un viaggio prettamente culturale ma segnò una svolta dentro di me, da quel momento l’Est Europa iniziò a circolare nel mio sangue, nella mia testa, nel mio mondo. Se avete voglia di fare un viaggio in Serbia, se l’avete già vista ma desiderate riscoprirla da un’ottica insolita, se semplicemente volete curiosare nella cultura e nelle tradizioni della Serbia, eccovi alcune curiosità da non perdere.

I VESTITI TRADIZIONALI DELLA SERBIA

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Photocredit: http://www.zavicaj.info/stari-zanati/izrada-narodne-nosnje/

Iniziamo questo viaggio alternativo dai costumi tradizionali della Serbia. Un tempo il modo di indossarli, e le loro caratteristiche peculiari, permettevano di capire da quale regione del paese si provenisse. Ogni regione aveva infatti un proprio stile riconoscibile. I motivi decorativi, la forma, i tessuti utilizzati erano spesso influenzati dall’ambiente circostante, sia dalla natura della terra che dal clima.

Tra gli elementi caratteristici dei vestiti tradizionali serbi c’erano il cappello šajkača, l’abito anterija, la zubun, giacca da donna, il fistan, abito da donna lungo, calzini lavorati a maglia, ed opanci, scarpe contadine, oggi simbolo nazionale. Le scarpe Opanci sono realizzate in pelle, provviste di un’estremità a forma d corno, leggermente diversa a seconda della regione di origine. Fino a 50 anni fa erano parte integrante dell’abbigliamento quotidiano, soprattutto nelle zone rurali, mentre oggi vengono utilizzate principalmente come souvenir o indossate nelle occasioni di festa, durante eventi culturali e danze folcloristiche.

Altro elemento immancabile del costume tradizionale era il famoso Jelek, gilet/corpetto senza maniche e senza collo, provvisto spesso di tasche laterali, ricamato a mano e realizzato, a seconda delle tradizioni, in seta, velluto o pelle. Lo Jelek è diffuso anche in Turchia, dove prende il nome di Yelek, parte dell’abito ottomano femminile.

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Infine non si possono dimenticare i famosi calzini tradizionali provenienti dalla zona del Timok, fiume che marca per una quindicina di chilometri il confine fra Serbia e Bulgaria. Questi calzini sono così variegati dal punto di vista decorativo, vivaci e originali, da essere considerati oggi uno degli elementi più rappresentativi dell’arte folcloristica serba, nell’ambito dell’abbigliamento. Una ricca collezione è conservata nel Knjaževac Heritage Museum.

 

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EMIR KUSTURICA: DALL’ETNO-VILLAGGIO DI KUSTENDORF AI SUOI FILM PIÙ BELLI

Emir Kusturica, bosniaco naturalizzato serbo, è stato uno dei miei registi preferiti in adolescenza e se anche voi amate le atmosfere grottesco-surreali, un po’ felliniane in salsa balcanica, vi consiglio assolutamente di guardare i suoi film. Ne ha sfornati moltissimi nel corso degli anni, ecco la mia top 3:

Arizona Dream: anche conosciuto come “Il valzer del pesce freccia”, è un film assurdo, ironico, surreale, basato sulla storia di Axel Blackmar (interpretato da Johnny Depp), buffo e tenero ragazzo trasferitosi a New York dopo la morte dei genitori. In Arizona, dove viene chiamato a fare da testimone di nozze, lo aspetta un incontro fatale con la bizzarra vedova/omicida Elaine, e la figlia nevrotica Grace. Consigliato ai nostalgici dell’infanzia, ai sognatori, agli spiriti liberi.

Il tempo dei gitani: se siete affascinati dalla cultura rom questo film è assolutamente imperdibile. Girato a Sarajevo, a Milano e a Roma, nara la storia del giovane gitano Perhan, che si trova invischiato in ambienti microcriminali. Il film è stato girato sia con attori professionisti che con gitani della comunità rom di Skopje, come la nonna del protagonista, Baba, lo zio Merdzan e il vicino Zabit.

Underground: ambientato nella Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale, il film narra la storia del paese tramite lo sguardo dei due protagonisti, Marko e Petar detto Il Nero. Un altro capolavoro onirico-surreale che si è conquistato la Palma d’Oro al Festival di Cannes.

 

Drvengrad

Photo: White Writer

Ma Kusturica è un uomo dalle mille sorprese e presso la frontiera con la Bosnia-Erzegovina, non lontano dal villaggio di Mokra Gora, ha fatto costruire un villaggio chiamato Küstendorf o Drvengrad, dove organizza seminari e corsi di cinema, ceramica, pittura, concerti e lo spettacolare Küstendorf Film and Music Festival. Il villaggio si è guadagnato il “Premio europeo d’architettura Philippe Rotthier” nel 2005 ed oggi attira molti turisti curiosi e artisti desiderosi di un tour alternativo.

Kusturica ha rivelato: “Ho perso la mia città (Sarajevo, n.d.r.) durante la guerra. È per questo che ho voluto costruire il mio villaggio. Porta un nome tedesco: Kustendorf. Là organizzerò seminari per le persone che vogliono imparare a fare cinema, concerti, ceramiche, dipingere. È il luogo dove vivrò e dove chi vorrà potrà venire a trovarmi. Ci saranno, naturalmente, altri abitanti che lavoreranno in loco. Sogno un luogo aperto con una diversità culturale che competa contro la globalizzazione.

Da artista eclettico qual è, Kusturica oltre a girare film, fa parte del famoso gruppo No Smoking Orchestra, fondato nel 1980 a Sarajevo, in cui oltre a suonare la chitarra elettrica, cura la parte estetica e scenografica durante i concerti. La musica del gruppo è un mix di rock, folk, tradizione gypsy, elettronica, assolutamente unica nel suo genere e molto coinvolgente. Impossibile non aver voglia di ballare!

 

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